Le favole belle di Flushing Meadows


 Il nonno raccattapalle.

 Lui è Todd Reed e, a differenza di altri tornei, dove i raccattapalle sono solo bambini e adolescenti, agli US Open non ci sono limiti di età per svolgere questo compito e così Todd Reed, 53 anni e nonno di tre nipotini, ha potuto coronare il suo sogno di diventare raccattapalle sui campi di Flushing Meadows.

Todd Reed è un veterano dell’esercito americano, ha perso parte della gamba destra nell’operazione “Desert Storm”, durante la Guerra del Golfo, e può camminare solo grazie ad una protesi ma questo non gli ha fatto perdere la sua grande passione per il tennis e non gli ha impedito di diventare uno dei 275 raccattapalle degli US Open: davvero un bell’esempio di amore per il tennis ma, soprattutto, della voglia di non arrendersi di fronte alle difficoltà della vita. Complimenti Todd!

(da: Ubitennis.mco)

 


Quarantaquattro, ma non li dimostra.

Lei è Kimiko Date-Krumm, tennista giapponese, nata Kyoto il 28 Settembre 1970. Tra un mese festeggerà il suo quarantaquattresimo compleanno. In carriera ha vinto 8 titoli WTA e 255 incontri, perdendone 191, l’ultimo dei quali Lunedì scorso al primo turno degli US Open impegnando, però, non poco la favorita Venus Williams 6-2, 3-6, 3-6. Sì perché è ancora la nr. 89 al mondo, dove nel 1995 aveva raggiunto la quarta posizione.

Complimenti a Kimiko, son sicuro che ci riproverà anche l’anno prossimo.

 


Non è mai troppo tardi

Lui è Victor Estrella Burgos. E’ il primo giocatore della Repubblica Dominicana a giocare negli US Open e, avendo vinto il match d’esordio contro l’olandese Igor Sijsling per 2-6, 6-4, 6-3, 6-2, è anche il primo giocatore della Repubblica Dominicana che ha superato il primo turno di un Grande Slam.

Lo straordinario è che Victor Estrella è nato il 2 Agosto 1980 e, quindi, non è più un ragazzino di primo pelo, ma ha già 34 anni.

Il problema è che nella Repubblica Dominicana il tennis è ancora considerato uno sport per ricchi e non viene finanziato dallo Stato. Lui nasce da un ceto popolare, ha imparato a giocare praticamente da solo e non avendo i soldi per affrontare le spese di costose trasferte sì è limitato, fino al 2006 a partecipare ad alcuni tornei minori e alla Coppa Davis in difesa dei colori del suo Paese. Solo dal 2006 ha ritenuto di aver acquisito l’esperienza necessaria per poter tentare il sogno della carriera professionistica.

Ha avuto ragione e nonostante un infortunio al gomito che lo ha tenuto fermo per sei mesi nel 2012 è riuscito quest’anno a classificarsi al nr 80 del mondo.

E’ così diventato un’icona in patria e i supporters che lo seguono fanno, di solito, un gran tifo dalle tribune. «The Dominican people were supporting me but sometimes they were calling the ball out [during the point] when it was in. I had to say ‘please don’t call it out’ because I was getting confused,” ha dichiarato sorridendo a chi lo intervistava. “But they were screaming and singing my name. It made me feel confident in each point so I hope they come back.”

Al secondo turno, la sorte gli ha messo di fronte un’altra favola bella di questi US Open: il croato Borna Coric (204 Atp), uno dei giovani talenti più promettenti di questi ultimi anni che ha esattamente la metà dei suoi anni, 17, e che, sempre lunedì, ha realizzato l’impresa di vincere partita d’esordio in un grande Slam, battendo il ceco Lukas Rosol, 27 ATP e fresco vincitore del torneo di Winston Salem.

L’ha spuntata Victor Estrella che diventa il primo dominicano ad accedere ad un terzo turno di uno Slam. Se la vedrà con il canadese Milos Raonic, 24 anni, nr. 6 al mondo, ma chissà che non sia detta l’ultima parola.


 Se insisti e persisti, raggiungi e conquisti.

Così deve aver pensato, e bene ha fatto, il nostro simpatico Paolo Lorenzi, 33 anni, in precedenza per ben 13 volte eliminato al primo turno di uno Slam. Questa volta ce l’ha fatta e al primo turno di questi US Open ha battuto il giapponesino Yoshihito Nishioka, 19 anni, 245 ATP, per 6-1, 6-2, 2-1 (ritiro).

Dicono che la fortuna sia cieca ma la sfiga ci veda benissimo e dev’essere proprio così perché al secondo turno Paolo se la dovrà subito vedere con il francese Richard Gasquet, 28 anni, 14 ATP, nettamente più forte di lui, almeno sulla carta. Ma chissà……

 


Nasce una stella

E’ giovanissima quest’americanina: ha 15 anni e 152 giorni, Catherine Cartan Bellis, «CiCi» in breve per gli amici, e martedì, nella sua partita d’esordio agli US Open ha battuto, 6-1 4-6 6-4 , la slovacca Dominika Cibulkova, finalista a gennaio dell’Australian Open e attuale nr 13 al mondo.

Lei è la numero 1208 al mondo, e ha partecipato agli US Open grazie ad un wild card, riservatale in quanto vincitrice del US girls’ national championships (under 18).

E’ stata una vera sorpresa (“Eravamo preoccupati che CiCi prendesse 6-0 6-0″ confessa la mamma, sua grande tifosa) e la sua impresa ha fatto esplodere l’entusiasmo non solo il mondo del tennis. CiCi è finita anche sulla prima pagina del prestigioso New York Times, ma non si è montata la testa: per non perdere i benefici e le borse di studio del college, rinuncerà al compenso di circa 60.420 $ previsto per i giocatori che passano il primo turno del torneo. “I’m definitely going to stay an amateur right now to keep my options open for college, in case an injury or something happens. But I’d love to be a pro one day.”.

E, certamente la favola continuerà…

PS- Ne avevo parlato qui qualche mese fa, vedendola al trofeo Bonfiglio a Milano.

 


 E un augurio a Francesca

Francesca Schiavone (Milano, 23 Giugno 1980) è stata la prima italiana ad aver vinto un torneo del Grande Slam nel singolo (il Roland Garros del 2010) ed è proprio a New York, nel 2010, che Francesca si qualificava per la prima volta in carriera nel tabellone principale di uno Slam.

Da allora sono passati 14 anni nei quali ha partecipato a 57 major consecutivi riuscendo nell’anno solare a superare sempre almeno un turno. Quest’anno non ce l’ha fatta.

A chi le ha chiesto se avesse intenzione di lasciare ha risposto: Perché gioco ancora? Semplice perché mi diverto, la mia è una sfida con me stessa. Quando hai vent’anni ragioni in modo diverso, ora sono cresciuta ma penso di poter ancora dare tanto. Sto facendo tutto per bene, mi alleno tanto e fisicamente sto bene, Cosa mi manca? Qualche partita vinta in più, mi darebbe fiducia e mi aiuterebbe ad affrontare meglio i momenti delicati di un match che inevitabilmente arrivano. Ripeto, fisicamente sono a posto, anche se ovviamente con l’età devo essere più attenta a gestire le energie, il recupero è più lento”.

L’augurio, di tutto cuore, è che la favola di Francesca continui ancora per molto tempo. Se lo merita.

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